Non sono molti gli abitati protostorici individuati nella Destra Tagliamento riferibili all’età del ferro: si tratta di insediamenti collocati in luoghi naturalmente difesi, come quelli individuati a Montereale Valcellina e sul Monte Castellir, e di abitati situati in pianura, alla confluenza di due corsi d’acqua e, in genere su terrazzi fluviali, muniti artificialmente con degli aggeri in terra o ghiaia, come quelli di Santa Ruffina di Palse e di Gradisca di Spilimbergo. Tra i primi si potrebbe dubitativamente annoverare anche l’insediamento scoperto a San Tomè di Dardago: tale sito non è stato indagato stratigraficamente ma fu oggetto di ripetute raccolte asistematiche, per cui una attribuzione cronologica precisa è decisamente difficile. La presenza estremamente ridotta di reperti riferibili con certezza alla prima età del ferro porterebbe comunque a ritenere che l’abitato, occupato con continuità almeno dalla fine del Bronzo medio, sia stato abbandonato proprio all’inizio dell’età del ferro. Del secondo gruppo fa verosimilmente parte anche l’abitato di Cjastelar di San Giovanni di Casarsa.

La scelta dei luoghi in cui vennero costruiti tali insediamenti fu certamente ben ponderata: erano infatti posizionati lungo dei percorsi che attraversavano il territorio da ovest ad est, lungo una via pedemontana ed una che attraversava la pianura, e da nord a sud, costeggiando il corso del Tagliamento. Questi itinerari li collegavano ai coevi centri del Veneto orientale, del Friuli centrale e della Carnia. La maggior parte di questi abitati ebbe lunga durata, dalle ultime fasi dell’età del bronzo alla fine dell’evoluta età del ferro (V - IV sec. a. C.), periodo nel quale raggiunsero la loro massima espansione ed articolazione (Santa Ruffina di Palse, Montereale Valcellina, Gradisca di Spilimbergo); per l’insediamento di Cjastelar di San Giovanni, invece, non vi sono, finora, indizi di una occupazione che vada oltre la prima età del ferro. Come gli abitati arginati di pianura di Gradisca di Spilimbergo e di Pozzuolo del Friuli, anche l’insediamento protostorico di San Giovanni venne individuato e pubblicato da Ludovico Quarina nel 1943, nella sua monografia su Castellieri e tombe a tumulo nella provincia di Udine: a differenza di quelli, però, non è mai stato indagato sistematicamente. Dalle raffigurazioni tratte dalla cartografia e dalla riproduzione grafica pubblicata dal Quarina, sembrerebbe essere stato anch’esso un abitato munito di argine, posto tra due corsi d’acqua. Da una zona adiacente al sito protostorico proviene del materiale neolitico e a qualche centinaio di metri circa dal sito sono stati raccolti frammenti ceramici riferibili all’età del Bronzo recente. I reperti provenienti dall’area dell’antico abitato sono costituiti da numerosissimi frammenti ceramici, alcuni frammenti di fornello, numerose porzioni di anelloni fittili, da una fusaiola in terracotta e da una breve cuspide di lancia in bronzo. I frammenti ceramici sono per lo più pertinenti ad olle di medie e grandi dimensioni, con orlo svasato a spigolo interno e, in alcuni casi, con pareti ornate da cordoni rilevati, scanditi da tacche o da impressioni a ditate. Un numero esiguo di frammenti di pareti, uno dei quali ornato da fasci di solcature, e delle porzioni di spalle fornite di prese a piastra, testimoniano della presenza anche di alcuni vasi biconici. Pochi sono i frammenti riferibili a tazze e scodelle: sono state individuate un paio di scodelle ad orlo rientrante con spalla a doppio spigolo e alcuni frammenti di tazze, d’impasto generalmente fino e depurato, ornate da impressioni a “falsa cordicella”, talora campite di pasta bianca. Vi sono motivi geometrici piuttosto semplici (gruppi di segmenti verticali paralleli, coppie di segmenti diagonali, serie di zig zag), ma non mancano sintassi decorative più complesse, come i motivi a meandro. In alcuni esemplari di tazza la decorazione comprende anche delle piccole bugne emisferiche. Tutti i materiali qui sommariamente descritti sono pertinenti esclusivamente a tipologie presenti nell’ultimo bronzo finale e nella prima età del ferro (fine XI - VIII sec.): tale inquadramento trova conferma anche grazie al rinvenimento nel sito, da parte del prof. Ivo Cordenos, di una corta cuspide di lancia in bronzo. Non vi sono finora elementi sicuri che attestino una occupazione dell’antico abitato immediatamente precedente o successiva a questo periodo, a differenza di altri insediamenti di pianura del Friuli Occidentale, come Santa Ruffina di Palse e Gradisca di Spilimbergo. Solamente pochi frammenti fanno sospettare, esclusivamente in base al tipo di impasto ceramico, che vi sia qualche elemento attribuibile, molto dubitativamente, al Bronzo recente. L’abitato di Cjastelar risulterebbe, quindi, essere stato occupato per un periodo di tempo abbastanza ridotto ed essere stato abbandonato nel corso o alla fine della prima età del ferro, caratteristiche che lo accomunano ad alcuni insediamenti individuati sull’altra sponda del Tagliamento (Gradisca di Codroipo e Rividischia) oggetto di recenti ed accurate indagini. Dall’esame dei materiali ceramici e metallici, questo abitato risulterebbe essere coevo alla necropoli ad incinerazione scoperta all’inizio degli anni Settanta in località San Valentino a San Vito al Tagliamento: la distanza tra i due siti, però, farebbe escludere un collegamento tra l’insediamento del Cjastelar, del quale ormai restano solamente labili tracce, e quest’area funeraria, della quale sono state indagate poco più di una trentina di tombe. Tratto da : Quaderni Casarsesi - n.6 Ci.D.I.C. |