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Titolo: Storia delle sale cinematografiche di Casarsa : le sale minori.
Data: 02/02/2004 Autore: alessandro.tonellotto [cidic]
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Storia delle sale cinematografiche di Casarsa : le sale minori.

La sala del Teatro Parrocchiale di Casarsa.
L’edificio che funse da Teatro Parrocchiale sorgeva fino a qualche anno fa tra l’odierna sede dei Carabinieri e la Casa Canonica, ora Biblioteca Civica. Negli anni Settanta e Ottanta fu adibito a garage e a deposito e a metà degli anni Novanta è stato abbattuto per far posto al Teatro Pasolini, attualmente in fase di costruzione. La sala del Teatro venne costruita accanto a quella che era la Casa Canonica, (inaugurata nel 1905 dal vescovo Mons. Isola) a nord del Glisiùt; originariamente era una cantina, e fu trasformata in sala teatro all’inizio del secolo scorso da don Giacomo Colussi (1). Nella parte adiacente i vecchi locali della Canonica c’era il palcoscenico, il cui pavimento era in legno, erano presenti quinte, sipario e fondali per gli spettacoli. Il palco comunicava, attraverso una scaletta e una porticina, con un locale adiacente alla cucina della Canonica. Nel lato opposto al palco c’era una piccola loggia sostenuta da colonne, mentre la cabina di proiezione era situata sulla loggia. Una porta per l’uscita di sicurezza era aperta ad est, sotto la loggia, verso l’attuale caserma dei Carabinieri. La porta d’ingresso era verso il Glisiùt; sullo stesso lato, sopra la porta, si aprivano due ampie finestre. La sala serviva per tutte le manifestazioni parrocchiali: le lezioni di catechismo, le prove della Banda Musicale, le recite teatrali dell’Associazione Giovanile Cattolica, la Scuola di Merletto ecc. E’ difficile dire quando cominciarono e quando finirono le proiezioni nel Teatro Parrocchiale. Né l’Avvenire d’Italia, né Il Messaggero Veneto, né Il Popolo, né Il Giornale del Friuli, almeno a partire dal 1934, nominano mai questa sala, per cui possiamo ipotizzare che le proiezioni avvenissero raramente e senza essere particolarmente reclamizzate, limitando il pubblico ai parrocchiani di Casarsa avvertiti a voce. Sicuramente esse avvenivano solo per iniziativa o con il consenso esplicito di don Stefanini e don Colussi, ma da una parte la difficile ed onerosa reperibilità delle pellicole, dall’altra il fatto che lo spettacolo cinematografico non aveva ancora acquisito carattere educativo, facevano preferire ai film gli spettacoli teatrali. Molto più frequentemente delle proiezioni si svolsero, infatti, le prove e le recite teatrali dei gruppi dell’Azione Cattolica istruiti dal cappellano don Marcello Gardin (poi partito missionario) mentre il cinema continuava ad essere visto dalle gerarchie ecclesiastiche come un mezzo poco affidabile, al quale avvicinarsi con estrema cautela, e, se necessario, da disapprovare e condannare anche dal pulpito durante la predica. E’ vero, però, che questa condanna non poteva essere radicale ed onnicomprensiva. L’industria italiana del cinema aveva cominciato ad affermarsi nel 1905 quando la Cines fu lanciata con l’appoggio del Vaticano, per cui alcuni film erano anche espressamente consigliati (si pensi al primo Ben Hur, quello muto e in bianco e nero degli anni Venti, ai primi film su Il Conte di Montecristo, a Le 2 orfanelle, ecc… film con un chiaro insegnamento evangelico). Ma ci fu un luogo che operò nello stesso periodo in cui il Teatro Parrocchiale funzionò come sala cinematografica, una sala laica, più libera nella programmazione delle attività rispetto al Teatro Parrochiale: la sala “Filello”, già citata nell’articolo precedente ma la cui vera denominazione era Cinema Italia. Se da via Pasolini imbocchiamo via XI febbraio per raggiungere il Municipio, poco prima di arrivarci, sulla sinistra, possiamo sbirciare dentro ai vani di un edificio con i mattoni a vista, attualmente vuoto. Nel 1999, durante la 51^ Sagra del Vino, questo spazio fu riempito dalla mostra dei pittori Zuccheri e Kappa. Proviamo a riempire di nuovo questa sala vuota con la fantasia, prima immaginandola più lunga di quanto è ora, (poichè originariamente essa continuava sul terreno su cui ora sorge il Municipio) e poi inserendovi decine di coppie che danzano ai ritmi in voga negli anni Venti e Trenta (2). Non è fantasia, è stata realtà: una realtà voluta dal signor Angelo (Angelin) Cancellier, di professione meccanico di biciclette ma non solo. Tutte le attività alle quali si dedicava Cancellier le possiamo dedurre da una Guida Industriale, Commerciale, Amministrativa e Professionale – indicatore della provincia di Udine, del 1930 la quale a pag. 496 comincia così:

CASARSA DELLA DELIZIA

Frazioni: S. Giovanni
Abitanti N.6216 – Superficie ettari N. 2001.
Altezza sul mare: metri 44
Mandamento di S. Vito al Tagliamento.
Diocesi: Concordia-Portogruaro
Distanza da Udine Km. 33.
Linee ferroviarie: Casarsa-Venezia, Casarsa-Udine, Casarsa-Gemona, Casarsa-Portogruaro

Teatri e Cinema: Teatro dell’Asilo Infantile di Casarsa e teatro dell’Asilo Infantile di San Giovanni – Cinema Italia di Casarsa

Parrocchie: Casarsa: Stefanini don Giovanni Maria – San Giovanni: Picco don Giuseppe

AUTOMOBILI (Nol.)
Ardito Ernesto
Cancellier Angelo

BICICLETTE
Cancellier Angelo

ELETTRICITA’
(articoli per)
Cancellier Angelo
Sabbatini Giuseppe

L’infaticabile Angelin si divideva, quindi, tra il suo negozio di biciclette ed articoli elettrici che sorgeva di fronte all’attuale bar Sporting il noleggio dell’auto, l’organizzazione di feste da ballo e la programmazione di proiezioni cinematografiche nel Cinema Italia. Di seguito riportiamo due brevi resoconti apparsi sul Il Giornale del Friuli nel 1931, che ci danno un’idea di cosa esattamente si organizzava nella sala in quegli anni.

11 febbraio 1931
Da CASARSA
Veglionissimo combattenti

Come annunciato, sabato 14 p.v., nella vasta sala del Cinema Italia, avrà svolgimento il Veglionissimo combattenti; veglionissimo che ogni anno ha riscosso l’elogio massimo da parte di tutti coloro che vi hanno partecipato e che quest’anno non mancheranno. E’ stato istituito un apposito Comitato per organizzare la preparazione della festa e per la propaganda. Un Comitato di signore e signorine già da lunedì ha incominciato i lavori di addobbo della sala, che sarà trasformata in una lussuosa e magnifica serra fiorita ed illuminata con luci multicolori. Vi saranno giochi, sorprese, giuochi figurati e quadriglie. Il Comitato organizzatore si è già assicurato delle migliori orchestre del Friuli e l’intervento di un buon numero di maschere e costumi. Insomma si prevede un successone.

20 febbraio 1931
Da CASARSA
Lieto addio

Molto animate sono state le danze dell’ultima notte di Carnevale, nella sala del Cinema Italia, dove erano accorse numerose coppie di ballerine e damerini, sfidando l’ira del tempo, per dare un ultimo addio al Carnevale morente. L’orchestra del maestro Spin di San Vito al Tagliamento ha marciato egregiamente, svolgendo un magnifico repertorio di danze modernissime. Le danze si sono protratte fino alle prime ore di mercoledì primo giorno di quaresima.

Ma torniamo a Cancellier, le molteplici attività ed iniziative lo costrinsero spesso a fronteggiare gravi crisi finanziarie, come quando si trovò indebitato per l’acquisto della macchina da proiezione, una macchina di quelle con la manovella da azionare a mano e che i ragazzini si divertivano a girare a turno. Ma danni economici e materiali alla gestione della sala erano dovuti anche al clima di quegli anni, fatto spesso di intolleranza e fanatismo. La proiezione di film considerati non educativi, ma soprattutto la partecipazione alle feste da ballo, non erano viste come attività moralmente sane negli ambienti ecclesiastici, ed erano categoricamente vietate ai giovani e alle ragazze nubili. La parola del parroco era legge (prima ancora di quella del Duce) per cui non erano infrequenti piccoli gesti teppistici nei confronti dell’attività di Angelin da parte di gruppi contrari alle attività da lui promosse. A tale proposito rileggiamo una parte dell’articolo “Il microcosmo casarsese nella pietà popolare” di Vittorina e Magda Carlon in “Cjasarsa, San Zuan, Vilasil, Versuta” edito nel 1995 dalla Società Filologica Friulana:

“i sacerdoti sollecitavano i fedeli a pregare par tirà via li tentasions ai peccatori, specialmente ai frequentatori del ballo, la sera dell’ultimo giorno di Carnevale”

Peccati mai più
Ballando calpesti
Il cuor di Gesù

Non risulta che ci siano state filastrocche analoghe per quanto riguarda i film, ma il divieto di frequentare la sala cinematografica era di fatto imposto e ripetuto in molteplici occasioni. A quanto pare Angelin non aveva idee politiche radicali né di destra né di sinistra: certamente aveva la tessera del partito, come tutti coloro che gestivano una attività in proprio; nei giorni festivi vestiva la divisa fascista come gran parte della popolazione durante la dittatura, ma era un uomo perbene, che permetteva ai ragazzi di entrare a vedere i film anche gratuitamente, che lasciava accompagnare la proiezione dalla musica improvvisata al violino dal maestro Alfredo Castellarin (che ritroveremo anni dopo al Cinema Fides), che non se la prendeva troppo per l’intolleranza di cui sopra, ma che invece sosteneva ed aiutava, per quanto gli era possibile, le attività cattoliche. Anche per il Cinema Italia è difficile dire quando cominciarono e quando finirono le proiezioni. Una Guida delle industrie e del commercio del 1910 non ci riporta né il negozio di biciclette di Cancellier, né alcuna sala cinematografica o teatrale. Una guida analoga del 1921 ci riporta il negozio di Cancellier, ma ancora nessun cinema. Il Cinema Italia compare solo, come abbiamo già visto, nella Guida Industriale del 1930, nella quale non compare ancora, giustamente, il cinema del Dopolavoro Ferroviario, inaugurato solo nel febbraio del 1934. Un Indicatore della provincia di Udine del 1935 ci riporta sia il Cinema Italia che il cinema del D.F., per cui possiamo solo dedurre che, fino al 1935, le due sale operarono in concorrenza. E’ facile però immaginare che le proiezioni avvenissero con molta più frequenza nel D.F., infatti nella cronaca dei quotidiani degli anni Trenta non ho trovato altri riferimenti al Cinema Italia oltre ai due già citati.
Un vago ed incerto accenno lo troviamo solo in un articolo tratto da Il Popolo del gennaio del 1937, dove testualmente leggiamo:

“Una nota di biasimo a quei tali che per tutto l’Avvento hanno tenuto aperta una sala da ballo con un pretesto che non ci sembra trovare giustificazione nello spirito dei nostri tempi”

Cancellier, la famiglia Filello (che gestiva anche un bar-buffet interno alla sala) e il Comitato, nella seconda metà degli anni Trenta non avevano forse più i mezzi per proporre proiezioni, ma si ostinavano comunque a sfidare, con balli e feste, “lo spirito dei tempi”, che, per inciso, era quello della guerra civile spagnola, della colonizzazione dell’Etiopia ed Eritrea, dell’Asse Roma-Berlino e della nuova Grande Guerra europea ormai pianificata. Durante l’occupazione nazista la sala del Cinema Italia fu usata come mulino, come dormitorio e come mensa per le truppe tedesche che reclutavano donne e ragazze per pelar patate e preparare i pasti. Qualcosa però cambia nella gestione della sala Filello nei primi anni Quaranta e a questo proposito invitiamo a rileggere il documento pubblicato a pag.28 di Quaderni casarsesi N.6 dal quale si deduce che, dagli anni Quaranta in poi, per ottenere l’affitto della sala Filello, era necessario il consenso del Parroco, mentre Cancellier non viene mai citato. Tra mons. Stefanini e Cancellier ci sarà un ultimo e definitivo dialogo chiarificatore nel 1957, quando il monsignore benedirà il Cinema Delizia e, nel discorso di inaugurazione, auspicherà una presenza costante e massiccia alle proiezioni nella nuovissima e moderna sala cinematografica. Presolo in disparte, Angelin chiederà all’anziano monsignore perché ora egli augurasse una presenza continua di spettatori al Delizia, mentre 25 anni prima censurava le proiezioni al Cinema Italia. La risposta fu:

I tempi xe cambiai.

In qualche modo Angelin fu destinato a subire il destino di tutti i precursori. Ma nel giro di un’altra generazione, e cioè nei primi anni Ottanta, i tempi cambieranno ancora, e sarà ormai chiara l’impossibilità di mantenere competitivo anche il Cinema Delizia (3).

Note:
(1) : La descrizione della sala del Teatro Parrocchiale è stata ricostruita attraverso i ricordi del sig. Fedele Girardo che qui ringrazio per la preziosa collaborazione.
(2) : Per quanto attiene il Cinema Italia, è risultato prezioso quanto mi ha raccontato la signora Maria Colussi, che qui ringrazio
(3) : nello stesso modo, oggi, all’inizio del terzo millennio, nessuno pensa più di progettare un edificio che possa essere solo teatro e sala cinematografica, mai, ormai, sono competitive solo le sale multimediali. E fra altri 25 anni?

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