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Titolo: Storia delle sale cinematografiche di Casarsa : Il cinema del dopolavoro ferroviario
Data: 18/01/2004 Autore: alessandro.tonellotto [cidic]
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Storia delle sale cinematografiche di Casarsa : Il cinema del dopolavoro ferroviario

testo elaborato grazie all’aiuto di Luigi Piccoli e alla testimonianza di Fedele Girardo.
Nel momento in cui viene scritto questo articolo (inverno 1997-98) nel Comune di Casarsa della Delizia non ci sono più sale autorizzate per la proiezione pubblica di pellicole cinematografiche. Nel numero precedente dei Quaderni Casarsesi avevo detto che “il Cinema Ricreatorio di San Giovanni è l’unico edificio superstite tra quelli che nel Comune di Casarsa ospitarono anche proiezioni cinematografiche”. Ulteriori ricerche mi costringono a dire che questa affermazione non è del tutto vera. Consentitemi una divagazione iniziale che chiarirà le idee. Anche i più giovani ricorderanno senz’altro ciò che sorgeva in via XXIV maggio esattamente dove ora c’è la Cooperativa. Sto parlando, naturalmente, del Cinema Delizia fatto a pezzi da due imponenti ruspe nell’ottobre del 1991. A pochi mesi di distanza, viene demolito anche quello che era stato il suo concorrente più acerrimo : il Cinema Roma. L’entrata di quest’ultimo si trovava accanto al negozio di Foto-Ottica F.Ciol, in via Pasolini n.23, e la sala faceva parte di un più ampio edificio sostituito dal complesso residenziale attuale. Coloro che sono entrati negli “anta”, con uno sforzo di memoria possono forse ricordarsi anche di un terzo importante edificio, una stanza del quale funse anche da sala cinematografica : l’asilo vecchio, ovvero il Cinema Fides. Sorgeva in quello che ora è il cortile antistante il Centro Comunitario, e possiamo dire che fu proprio un centro comunitario a tutti gli effetti, prima che passasse in secondo piano oscurato dalla maggiore comodità del Cinema Delizia e poi definitivamente abbattuto per lasciare spazio appunto al C.C. Fin qui le tre sale delle quali c’è maggiore presenza nella memoria collettiva. Facciamo ora un passo indietro, scavalchiamo il limite del secondo conflitto mondiale e parliamo di altre tre sale cinematografiche meno conosciute. Fino a poco tempo fa, a pochi metri a nord del “glisiùt”, tra l’odierna sede dei vigili urbani e la caserma dei carabinieri, sorgeva un vecchio edificio che per lungo tempo è servito da garage per il parroco e da deposito per le attrezzature di varie associazioni. Verso la metà degli anni ’90 è stata abbattuta anche questa costruzione, la quale, fin dall’inizio del secolo era conosciuta come Teatro Parrocchiale; ne parleremo in modo più approfondito nel prossimo numero. Se imbocchiamo via XI Febbraio per raggiungere il Municipio, poco prima di arrivarci, sulla sinistra possiamo sbirciare dentro i vani di un edificio con i mattoni a vista, il quale, ad una prima occhiata da fuori ci sembrerà una grande stalla, e in effetti, originariamente, lo era. Ecco che ci ricolleghiamo alla doverosa correzione iniziale : infatti questo edificio, al cui interno, specialmente negli anni ’20 e ’30, ci si divertì in vari modi tra cui anche assistendo alla proiezione di film, è ancora parzialmente in piedi. Anche di questa sala parleremo meglio nel prossimo numero.
IL DOPOLAVORO FERROVIARIO
Un vero e proprio cinema si trovava nell’angolo fra via Zatti e via Vittorio Veneto, dietro all’albergo Leon d’oro, era la sala cinematografica del Dopolavoro Ferroviario. I bombardamenti anglo-americani dell’autunno del ’44 non sono riusciti ad abbatterne l’interno complesso, infatti rimangono ancora evidenti, coperti di varia vegetazione, la loggia e la scala che saliva al primo piano (adiacenti alla palestra Master’s Club di via Vittorio Veneto) e qualche decina di mattonelle del pavimento sparse qua e là sul giardino interno. Non venne mai ricostruito, ma le macerie e tutto ciò che poteva essere ancora utile non andò sprecato (vedi l’articolo “Il Cinema Ricreatorio di San Giovanni” nel Q.C. n.4). Per farci un’idea di com’era esternamente ed internamente l’edificio del Dopolavoro Ferroviario, ci affidiamo alla memoria di Fedele Girardo (classe 1926) maschera e cassiere della sala cinematografica a partire dalla primavera del 1943. La sala venne ricavata dai locali di una stalla di proprietà della famiglia De Lorenzi, che gestiva anche il bar interno. Sul cortile c’era uno spiazzo per il gioco delle bocce e una tettoia sotto la quale lasciare in custodia le biciclette. Al piano terra c’erano la sala cinematografica, il bar, le cucine e la sala da pranzo ; al primo piano il loggione e la stanza coi biliardi. Il palcoscenico veniva chiuso da un sipario in velluto verde scuro; nel retro c’erano anche dei camerini per gli attori. La cronistoria la estrapoliamo, invece, interamente dai quotidiani dell’epoca. Da questi veniamo a sapere che venne inaugurato domenica 25 febbraio 1934, in piena era fascista, e, per il regime il Dopolavoro sarà inevitabilmente luogo e strumento di attività e propaganda politica.

25/2/’34 - La nuova sala teatrale del dopolavoro.-
In questi giorni si è terminata la sistemazione della nuova sala del Dopolavoro opportunamente adattata per spettacoli teatrali e cinematografici. La nuova sede è munita di tutti i più moderni confort : sala lettura, buffet, biblioteca, radio ecc... Oggi domenica la filodrammatica della sezione debutterà con la commedia : “L’onorevole di Campodarsego” quattro atti del Pilotto.

27/2/’34 - La benedizione della sala del Dopolavoro.-
Domenica scorsa, presenti tutte le Autorità civili, politiche e militari del comune, nonché il Capo Compartimento di Venezia, Ing. Comm. Di Prima, il Cav. De Valenzuela Segretario Politico di Pordenone, l’on. Enrico Fancello,il dott. Cav. Cacciolotti, V. Questore di Udine in rappresentanza di S.E. il Prefetto e tanti altri illustri signori e signore, venne inaugurata la bella sala del dopolavoro, pregiata opera voluta e sapientemente diretta dal Presidente del Dopolavoro Ferroviario di Casarsa, sig. capostazione Luigi Martin. Il Rev.mo Parroco Don G.M. Stefanini, impartì la benedizione al nuovo locale, pronunciando poi belle parole per plaudire al lavoro fatto e per augurare che il Dopolavoro, geniale istituzione del Capo del nostro Governo, sia occasione a tutti oltreché di ricreare lo spirito anche di elevazione morale, spirituale, culturale e fisica.(...)

Febbraio 1938 - Nel Dopolavoro -
Oggi, ultimo di carnevale, avremo nella sala artisticamente addobbata ed illuminata del Dopolavoro ferroviario, un trattenimento danzante dopolavoristico.

Febbraio 1938 - Simpatica festa di bimbi -
Nel pomeriggio di ieri, in occasione dell’ultimo giorno di carnevale, la presidenza del Dopolavoro Ferroviario, ha voluto offrire nella sala del Dopolavoro stesso, le tradizionali frittelle ed il vermut a tutti i bambini dei ferrovieri del Comune di Casarsa. A tale festicciola, allietata dalla musica che ha fatto danzare anche i bambini, la sullodata presidenza ha voluto invitare anche una cinquantina di bambini indigenti del Comune.

24/6/1938 - La conferenza dell’avv. Imperatori -
L’altra sera, l’avv. Ugo Imperatori, membro del Consiglio direttivo della sottosezione dell’Istituto di cultura fascista di Pordenone, ha tenuto nella sala teatrale del Dopolavoro Ferroviario di Casarsa, l’annunciata conferenza : intitolata “Ritratto degli Italiani”.(...)

I trattenimenti danzanti continuano ad alternarsi alle conferenze e alle proiezioni. Sabato 23 e domenica 24 Luglio 1938 a partire dalla 15.30 e con orario continuato vi si proietta “La conquista del West”, preceduto dal giornale Luce sonoro, mentre la sera dello stesso sabato una “distinta orchestra” suonava per far danzare le famiglie dei dopolavoristi. Lo stesso accadeva in settembre con il film “Chi è più felice di me”, la solita orchestrina suonava nel cortile. In ottobre è in programma il film “Il grande segreto”, stavolta suonava una “distinta orchestra ad archi”. E’ datato 8 gennaio 1939 un articolo che ci introduce ad una nuova forma di festeggiamento : la Befana Fascista dei ferrovieri.

8/1/1939 - La Befana Fascista dei ferrovieri -
Venerdì nella bella sala del Dopolavoro Ferroviario, si è svolta la festa della Befana Fascista dei ferrovieri della stazione di Casarsa e di quelle limitrofe. La sala era gremita di bambini festanti e addobbata per la circostanza con bandiere tricolori, tra le quali spiccavano le effigi di S. M. il Re Imperatore e del Duce. All’ora fissata convenivano tutte le autorità del Comune e le gerarchie ferroviarie. (...) Dopo, il presidente ha disposto per la distribuzione ai bimbi di oltre 200 pacchi contenenti giocattoli, dolci e indumenti. (...)

Nel ’39 all’interno del Dopolavoro Ferroviario ritroviamo un paio di volte il dottor Solito, contemporaneamente attivo anche al Cinema Ricreatorio di San Giovanni.

Gennaio 1939 - Conferenza per le manifestazioni antitubercolari -
Venerdì 13 corr. alle 21, il dott. Mario Solito terrà, nella sala del Dopolavoro ferroviario, una conferenza sulla campagna antitubercolare, con illustrazioni cinematografiche. (...)

24/12/1939 - La festa della Madre e del Fanciullo -
Nella sala del Dopolavoro ferroviario, alla presenza di tutte le autorità politiche, civili, e militari del Comune, questa mattina si è svolta la cerimonia della festa della Madre e del Fanciullo.(...) Il podestà locale ha aperto il raduno col saluto al Re Imperatore e al Duce, e il camerata dr. Mario Solito ha illustrato con significative e chiare parole l’importanza morale e civile della festa. (...)

Nel Febbraio 1940 un fenomeno quasi inevitabile in una sala cinematografica prima che entrassero in uso le pellicole ignifughe :

Febbraio - Pellicole in fiamme -
Domenica sera verso le ore 17 mentre si stava proiettando un film al Dopolavoro Ferroviario di Casarsa, s’incendiava, per lo scoppio di una scintilla, la pellicola di proiezione che a sua volta propagava l’incendio agli altri rotoli di pellicola giacenti nella cabina. L’incendio, per il pronto accorrere degli astanti, fu subito domato, però l’operatore Durante Corrado Francescutti d’anni 30 riportava scottature diverse di primo e secondo grado alla faccia e alle mani e veniva subito trasportato al vicino ospedale di San Vito al Tagliamento. I danni subiti dal Dopolavoro sono completamente coperti di assicurazione.

Un articolo dell’8 Ottobre 1940 ci suggerisce invece come la “Sagra del Vino” e la più recente “Festa del Vino Novello” non siano affatto invenzioni moderne.

8 Ottobre 1940 - La giornata dell’uva al Dopolavoro Ferroviario -
Domenica, al Dopolavoro Ferroviario si è celebrata la giornata dell’uva. Nel cortile del Dopolavoro spiccava un bellissimo e grande chiostro adorno di tricolori, tra i quali pendevano grappoli del saporoso frutto. Alla simpatica manifestazione assistevano le autorità del Comune. (...) Quindi è seguita la distribuzione di numerosi sacchetti di uva ad oltre trecento bambini di ferrovieri e di dopolavoristi comunali .(...)

L’11 Marzo 1943, proprio nel momento in cui le sorti della guerra cominciano a volgere a favore degli Alleati ma nessuno ci vuole credere, “la sala era gremita di fascisti organizzati e di pubblico”.

12 Marzo 1943 - Conferenza patriottica -
Ieri mattina nella sala del dopolavoro Ferroviario è stata tenuta dal prof. De Paoli, del centro di Cultura Fascista di Udine, una conferenza sull’attuale momento politico.(...) Ha concluso invocando la concordia di tutto il popolo italiano e la costante attività che ognuno deve esplicare in ogni settore della vita civile, per arrestare la minaccia del bolscevismo che potrebbe incombere sull’Europa perché, dice l’oratore, dobbiamo non solo vincere la guerra, ma essere fortemente preparati anche per vincere la pace.(...)

Arriviamo alla primavera del ’44. L’Italia è divisa in due. Al sud gli Alleati, al centro-nord la Repubblica di Salò, ma le province di Trieste, Udine (e quindi anche il pordenonese), Gorizia, Pola e Fiume (il Litorale Adriatico) sono governate dall’Alto Commissario nazista Friedrich Rainer, che impone la legge di guerra tedesca. Il Dopolavoro si adegua. Vengono proiettati film in lingua tedesca per gli occupanti, mentre i repubblichini sono condotti al cinema inquadrati nei ranghi. Un episodio che ci fa capire l’atmosfera in cui si viveva in quel periodo tra resistenza, nazismo e collaborazionismo lo possiamo leggere in “Guarda un po’ - Ancora una volta Pasolini movimenta le serate casarsesi” a cura di Paola Vit, una testimonianza di Celso Girardi presente nel n.4 dei Quaderni Casarsesi. Qui ci limitiamo a trascrivere l’articolo scritto dal cronista locale pochi giorni prima dello spettacolo omonimo messo in scena a Casarsa.

Primavera del 1944 - La rivista “Guarda un po’” al Dopolavoro Ferroviario
Per iniziativa del Dopolavoro comunale, avremo nelle serate di martedì e mercoledì 2 e 3 Maggio alle ore 20.30 precise, due eccezionali rappresentazioni teatrali nella vasta e bella sala del Dopolavoro Ferroviario di Casarsa. Il lungo lavoro di ferventi preparativi in cui nulla venne trascurato in ogni suo particolare, specie nella creazione di nuovi scenari dipinti artisticamente per la circostanza ed intonati alla rivista teatrale che verrà data sotto il titolo di “Guarda un po’”, fa sino ad ora prevedere un pieno successo ed affollato concorso di spettatori. L’interessante ed attraente rivista, si divide in due tempi e 24 quadri con intermezzo di musica classica, assoli di chitarra e fisarmonica. L’orchestra ritmica verrà diretta dal prof. E. Vianello. Nel repertorio degli artisti figurano i più bei nomi dell’arte del genere friulana ; professoressa Grabrieli ; professoressa Calzi ; mezzo soprano Marini ; baritono Alcozer (...). Infine attese saranno le battute del nostro concittadino Laconi (...). Per coloro che sono in possesso del biglietto, la libera circolazione è ammessa fino a mezz’ora dopo terminato lo spettacolo, agli effetti del coprifuoco.

Il coprifuoco ci introduce al drammatico epilogo della storia. Le incursioni e i bombardamenti anglo-americani cominciano nell’estate del ’44. Il Dopolavoro Ferroviario, “geniale istituzione del Capo del nostro Governo”, riesce a compiere 10 anni, ma il suo destino è intrinsecamente legato a quello del suo “geniale” creatore: è, infatti, uno dei primi edifici pubblici casarsesi ad essere “terminato” (nel senso suggerito dal film “Terminator”) dalle fortezze volanti dei “liberatori”.

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