Titolo: Gli Affreschi popolari di Casarsa e San Giovanni
Data: 12/01/2004
Autore: ester.pilosio [cidic]
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Gli Affreschi popolari di Casarsa e San Giovanni
Risale ormai agli anni Ottanta un progetto di catalogazione sistematica di quelli che vennero definiti Affreschi popolari della Provincia di Pordenone. L’Ente provinciale sostenne il lavoro promosso e coordinato da Paolo Goi che doveva confluire in una pubblicazione con il catalogo di tutte le opere di questo tipo censìte in ciascuno dei 51 Comuni della Provincia di Pordenone. Tra i primi fascicoli pubblicati, quello sugli affreschi popolari di Casarsa della Delizia venne edito nel 1985, curato da Paolo Goi e dalla scrivente(1). Il lavoro ebbe una limitata diffusione e per la sua stessa caratteristica di ‘catalogo’ andrebbe oggi largamente aggiornato. Anche per questo motivo proponiamo una rivisitazione di quella raccolta che oggi risulta ulteriormente impoverita, non tanto dal punto di vista numerico, quanto da quello conservativo. Scorrendo il fascicolo risulta più che mai evidente come lo stato di conservazione di ciascuna opera, già precario all’epoca della catalogazione una ventina d’anni fa, sia oggi ulteriormente compromesso. Da allora in due casi soltanto si è provveduto allo stacco e per i più il degrado è assai marcato. Gli affreschi censìti furono 38, ai quali in seguito se ne aggiunsero almeno due, sfuggiti alla prima catalogazione. La maggioranza delle opere è presente a San Giovanni, dove connotano ancora alcuni angoli del paesaggio urbano, mentre nel capoluogo se ne contano solo 11, di cui le superstiti sono meno della metà, curiosamente tutte nascoste alla vista dei passanti, infatti i dipinti in questione rimangono all’interno di cortili o locali privati. La catalogazione comprende le opere di carattere devozionale o votivo commissionate da singoli o famiglie ed eseguite perlopiù sulle facciate di private abitazioni: furono quindi escluse da questo censimento le pitture entro i capitelli che spesso sorgono presso degli incroci stradali(2). E’ per questo motivo che il catalogo non comprende quest’ultima tipologia di opere, pur presenti in discreto numero nel territorio comunale. Ai capitelli votivi intendiamo comunque dedicare un capitolo a parte in uno dei prossimi numeri della rivista, ma qui vogliamo almeno ricordare la recente perdita di uno di questi, eseguito verso la metà del secolo scorso da Ugo Tonizzo(3). Fino a pochi mesi fa il sacello si trovava in Via Plebiscito, all’altezza dell’incrocio con Via Bainsizza; volutamente risparmiato dalla demolizione del muro di cinta del quale faceva parte, è andato poi irrimediabilmente distrutto, centrato da un mezzo uscito di strada. Le due opere staccate dal sito originario hanno entrambe dimensioni insolite per dipinti di questo tipo, infatti coprono una superficie di quattro, cinque metri quadrati ciascuna. La prima si trovava nel capoluogo, sotto il portico della corte di Piazza Cavour, ora ampiamente ristrutturata. In occasione di quest’ultimo articolato intervento, l’opera venne recuperata e collocata negli ambienti del Ristorante adiacente il sito originario dell’affresco. Il dipinto è datato 1666 e raffigura la Madonna del Rosario col Bambino in braccio incoronata da angeli fra i Santi Giovanni Battista e Antonio da Padova. La seconda è il pregevole lacerto con la Trinità, Madonna e Santi attribuito alla scuola bellunelliana (sec. XVI)(4) e staccato dalla parete dell’edificio prospiciente la sede stradale in località San Floreano. L’opera (180 x 370 cm.), assai più danneggiata dell’affresco di Casarsa, in un primo momento è stata collocata nella cripta della Parrocchiale di San Giovanni, mentre ora si trova nella Chiesa di San Floreano. Nell’impossibilità di citare tutti i soggetti del catalogo al quale comunque rimandiamo, per il capoluogo ricordiamo due affreschi che si trovano a qualche decina di metri uno dall’altro, entrambi di dimensioni pressoché analoghe (cm. 130 x 100 ca.). Il primo si trova al piano terra dell’abitazione d’angolo tra Via E. Castellarin e Via G.V. Menotti, l’altro nella medesima Via Menotti al civico 20, nella lunga corte coperta di proprietà Colussi: entrambi riconducibili al XVIII° secolo - inizio e fine- condividono solamente il soggetto principale ( la Madonna del Rosario col Bambino e ant’Antonio). Come per la gran parte dei dipinti di questo tipo, ne ignoriamo la paternità, tuttavia è evidente che i due manufatti sono stati eseguiti da mani non proprio sprovvedute, quantomeno a conoscenza degli stilemi in voga, dei quali riecheggia qualche elemento conosciuto verosimilmente attraverso stampe e piccole immagini, per la verità in maniera assai poco aggiornata. Come dicevamo all’inizio, a San Giovanni si conservano affreschi in numero maggiore che a Casarsa, con almeno due particolarità praticamente esclusive: l’estendersi della pratica fino ai tempi più recenti, con la conseguente conoscenza degli Autori(5) e la varietà di accezioni con cui viene raffigurata la Vergine (Regina Pacis, Mater Divinae Gratiae, Madre del Buon Consiglio, Regina, Madonna del Carmine, ecc.). In almeno due casi poi, lo stesso affresco è stato completamente rifatto dal medesimo Autore, quel Giuseppe Peloi(6) che nel proprio paese e non solo ha lasciato diverse testimonianze pittoriche. Instancabile anche nella pratica dell’affresco popolare, suoi sono almeno mezza dozzina di soggetti, tutti con la figura dominante della Vergine: segnaliamo ad esempio quello di Via Runcis, 28, dipinto in facciata. L’opera attuale è riferibile al 1930 ca. ed è il rifacimento della precedente (1926) che il Nostro aveva eseguito sulla traccia di un dipinto preesistente. Quest’ultimo, rispettato nell’iconografia della Vergine fra i Santi Giuseppe e Urbano risaliva probabilmente agli inizi del XVI° secolo. Nella seconda e nella definitiva versione i Santi sono stati surrogati con due Angeli, mentre le iscrizioni presenti sin dal primo rifacimento sono state definitivamente coperte(7). Discretamente nota a San Giovanni è la cosiddetta Madona dal Miràcul, un dipinto eseguito in una nicchia sotto il portico del complesso rurale in Località Boscat. L’affresco (cm. 55 x 40) è stilisticamente riferibile al XVII° secolo e si ispira alla Madonna del Carmine o forse alla celebre Maria Hilfe (Madonna del soccorso) di Lukas Cranach il Vecchio (1472 – 1553)(8) . Quest’ultima ipotesi potrebbe essere suffragata dal fatto che -secondo la tradizione popolare- il dipinto è stato commissionato per ricordare la guarigione di una bambina, ustionatasi a causa di un incidente domestico. Tra i numerosi affreschi distrutti, ricordiamo quello che Tiburzio Donadon eseguì sulla facciata del vecchio asilo di San Giovanni nel 1911. Racchiuso in una mandorla festonata da cui pendeva un cartiglio con la scritta Lasciate che i fanciulli vengano a Me, il dipinto campeggiava tra due finestre dell’edificio prospiciente Piazza Vittoria, di fronte alla Pieve e demolito nel 1977. Il soggetto, Gesù tra i fanciulli, era direttamente legato alla destinazione d’uso dello stabile e sempre grazie alla solerzia del maestro Spagnol ne conserviamo sia la testimonianza fotografica che una deliziosa copia a matita eseguita da Giuseppe Peloi nel verso di una cartolina. Concludiamo citando l’affresco di proprietà municipale che si trova sotto la Loggia di San Giovanni. Discretamente conservata, per l’opulenza delle forme la Sacra Famiglia potrebbe rifarsi a un modello amalteano, anche se il manufatto è assegnabile al secolo XIX°: tuttavia, vista anche la datazione dell’edificio, non è escluso che il dipinto ottocentesco ne abbia soppiantato, ripassandolo, uno più antico(9). Note: (1) La pubblicazione si trova anche presso la Biblioteca Civica di Casarsa. (2) La collocazione di segni che rimandano alla sfera del sacro in prossimità di bivi o incroci è di molto antecedente la storia e la tradizione cristiana che ha poi utilizzato questi siti soppiantando l’antica simbologia pagana con i segni della propria. Sull’argomento si rimanda ad esempio a P. Goi, Arte a Maniagolibero in Maniagolibero. Un paese, la sua gente. Maniago1989, pag. 177. (3) Già diligentemente segnalato, fotografato e catalogato dall’infaticabile Antonio Spagnol, il dipinto è stato pubblicato in Ciasarsa, San Zuan, Vilasil, Versuta. A cura di G. Ellero. S.F.F. Udine 1995, pag. 230. (4) Verosimilmente è questo l’affresco popolare più antico nel territorio comunale. (5) Oltre al Maestro bellunelliano, grazie ad un documento pubblicato da G. Bampo (1925) sappiamo che anche Silvio degli Alessi (not. 1600 – 1639) eseguì degli affreschi sulla facciata e il portone della vecchia casa presbiterale di Casarsa, commissionati da quel pre Romolo Giambelino la cui pietra tombale si trova al centro dell’aula dell’antica parrocchiale di Santa Croce. Attivi nel secolo appena concluso furono invece Tiburzio Donadon (1881 – 1961), Giuseppe Peloi (1902 – 1973), Giuseppe Susanna (1902 – 1981), Antonio Temporin ( 1914) e Virgilio Tramontin (1908). (6) Per un profilo del Peloi rimandiamo a Antonio Spagnol, Bepi Peloi in Quaderni Casarsesi n° 6, Casarsa 2000, pp. 63 –64. (7) Per questo come per altri soggetti del catalogo, la ricostruzione delle varie fasi d’esecuzione, nonché il recupero di tanta documentazione fotografica e non, è stata possibile grazie all’ appassionato lavoro del maestro Antonio Spagnol e della moglie, che ancora una volta desidero ringraziare per la cordiale disponibilità. (8) Il dipinto (1520) si trova a Innsbruck, sull’altar maggiore del duomo di St. Jakob. (9) L’opera era stata citata da Antonio Spagnol in La Pieve di S. Giovanni di Casarsa “Arte e Storia”, San Vito al Tagliamento 1975, pag. 18. Alla mano che ha eseguito questo affresco, appartiene probabilmente almeno un altro soggetto nel Comune, la Madonna del Rosario di proprietà Deganutti, nella poco distante Via Runcis al civico 8.