David Maria Turoldo, il poeta-sacerdote, è nato a Coderno di Sedegliano il 22 novembre 1916, nelle terre di la da l'aga, a pochi passi da Casarsa, paesi separati fisicamente proprio da quel fiume, il Tagliamento, che fu oggetto di canto e di frequentazione sia di Padre David che di Pasolini. Turoldo è stato definito dal giornalista Giorgio Lago "Guerrigliero di Dio", ma era innanzitutto figlio del suo Friuli, del Friuli degli Ultimi e di quella povertà dignitosa che portò sempre come icona in giro per il mondo: «I poveri sono stata la causa della mia vocazione i poveri sono il contenuto della mia fede, ,fonte di ispirazione della mia poesia e della mia predicazione».(1)
E la povertà è da lui vista come una delle chiavi che apre il cancello che tiene prigioniero l'egoismo. Fa dell'esperienza della povertà il nucleo centrale del suo pensare e dell'agire; afferma spesso che essa è il fondamento di ogni civiltà. E non può fare a meno, quando parla di povertà, di ricordare il suo Friuli, la mitizza , fa un film - "Gli Ultimi"-. Ma il rullo compressore dell'industria, del benessere, dell'amore per la ricchezza, per le comodità aveva contagiato anche il suo Friuli che ormai non esisteva più che nei ricordi e Turoldo si sente sradicato. Il film viene rifiutato dai friulani, e così il suo esilio diventa più duro: sentiva avvilita e tradita la grande lezione della povertà. Il ricordo di essa e della miseria infastidiva, quasi umiliava e gli ultimi non vollero riconoscersi. Turoldo andrà, anche lui come Pasolini, via dal Friuli. Ma vi ritornerà per le amicizie vere che gli erano rimaste. Turoldo infatti credeva nell'amicizia, apostrofava - in tono colloquiale ed affabile - con caro amico le persone che incontrava. «Altro non ambisco che l'amicizia. [ ...] Ecco la vera amicizia: il segno di una esistente, reale fraternità di spirito. Il sangue non conta niente; la linea del sangue, è una trincea di oscuri istinti, di interessi, a volte mortali: solo l'amicizia ha questo potere divino di superare il sangue, il censo, la classe, la razza... accettando la rinuncia a prevalere sull'altro, ad espropriarsi per l'altro amico»(2). Ed ancora: «Sì, l'amicizia è stata la mia casa, il mio rifugio, la mia salvezza. Mi dicevo: si perda pure ogni cosa, purché viva e cresca e fiorisca l'amicizia. lo ho creduto anche per gli amici. E se ho conservato la fede, se ho continuato ad essere frate (e spesso con gioia di esserlo) è stato anche per gli amici» (3). ...e la bussola dell'amicizia spesso indicava Casarsa. Turoldo veniva spesso a Casarsa, dove c'era il suo amico Elio Ciol. Al tempo del film Gli Ultimi, il Cineclub di Udíne aveva indicato a Turoldo Elio Ciol come valido fotografo. Ciol accettò l'incarico di fotografo di scena per il film Gli Ultimi e subito nacque, durante le riprese, una grande intesa ed una profonda amicizia tra i due. L'artista casarsese ebbe un ruolo occasionale ma - come dice Mario Quargnolo - «sempre assolto con coscienza professionale e con estrema dignìtà». Insieme padre David e Ciol andavano alla ricerca dei luoghi adatti alle riprese. Insieme cercavano persone e ragazzi adatti per i diversi ruoli nel film. Ricordo la gioia di un mio compagno di giochi -Vincenzo Iacuzzi - quando lo invitarono sul set dove avrebbe dovuto recitare. Vincenzo aveva i capelli rossi e le lentiggini cosparse in un volto vispo e birichino e si prestava benissimo a sostenere la parte del vivace compagno di giochi di Checco. Abitava in via Trento vicino a Elio Ciol e fu quest'ultimo a segnalarlo a Turoldo. Giampiero Mazzucchin fu l'altro ragazzino casarsese che Ciol portò con Vincenzo sul set. Abitava in via Valvasone, dopo il capitello, e per Giampiero furono momenti di gioia e di spensieratezza.(4) Padre David non aveva la patente; con la Fiat 500 giardinetta di Elio, talora partendo di buon'ora e rientrando tardi a casa giravano per il Friuli da Spilimbergo a Laonicco, da Craoretto a Gemona, da Nimis a Manzano. Turoldo ascoltava con interesse i consigli e si confidava spesso con Elio considerandolo persona attenta e discreta. Nel periodo della sua permanenza in Friuli, nel 1962-63, Padre David parteciperà a Casarsa, presso alcune famiglie, ad un incontro di spiritualità e di preghiera chiamato "Domus cristiana". Sempre nell'anno 1962, al Duomo delle Grazie di Udine dove prestava la sua attività pastorale, unirà in matrimonio, la casarsese Bianca Maria Lucchesi con Giovanni Gasparet. Finito il film, tra Padre Turoldo e Ciol, l'amicizia e la stima rimangono: sarà, nel 1969, ad Assisi per presentare e scrivere il testo introduttivo del libro-catalogo "Assisi" di Elio Ciol, come anche all'inaugurazione delle mostre di Elio a Milano e a Sesto S. Giovanni (Mi). Nel 1977 presenterà il film Gli Ultimi presso il Cinema "Delizia". In quell'occasione si intratterrà, presso la Scuola Media locale, con gli studenti per parlare del suo film. Altri ritorni , altri entusiasmi, altre luci. Nel 1978, proprio invitato dal neo-costituito CIDIC, padre David incontrerà, nell'auditorium del Centro Comunitario di Casarsa, un numerosissimo pubblico ed i giovani del CIDIC. In quell'occasione terrà una conferenza sul tema a lui caro "Quale futuro per i giovani?". In uno dei suoi passaggi occasionali donerà il suo libro "Lo scandalo della speranza" alla Biblioteca Civica di Casarsa con dedica: "Ricordando l'Academiuta. David Maria Turoldo ". Innamorato com'era dei canti e delle villotte friulane, del tai di vìn e della polenta, non mancherà all'appuntamento dei Fogolars Furlans, riunitisi in festa, nel 1980, sotto il portone dei Tomè di via Segluzza. E spesso andando nella vicina S. Vito per il "Premio di Poesia Città di S. Vito" dov'era presidente di Giuria, in compagnia di Andrea Zanzotto e Nico Naldini, passava per Casarsa a salutare gli amici. A quattro passi da Casarsa aveva altri amici che lo aspettavano come Elio Bartolini, Amedeo Giacomini a Codroipo, o Aldo Colonnello e Lia Burigana a Montereale, Lidia Spanghero a Fratte di Azzano Decimo, Giovanni Sesso e altri a Pordenone. Nell'agosto del 1991, ormai minato dal male inesorabile,(5) ringrazierà Piero Colussi (figlio di Gigiòn), presidente di Cinemazero per il lavoro di recupero e di restauro per il film Gli Ultimi(6). Turoldo era affabile, socievole, estroverso. Ma qual era il suo pensiero e a quali valori era riconducibile? Non si può certamente schematizzare e ridurre una figura complessa e poliedrica come quella di padre David. Ma le chiavi di lettura dell'universo ispiratore di Turoldo si possono riassumere in tre parole: libertà, giustizia e pace per tutti. E nei discorsi spesso si infiammava, si infervorava per le nequizie e i soprusi. E la pace doveva essere per tutti e doveva nascere dentro di noi :la vera rivoluzione non è fare la guerra ma fare la pace. E non perdeva occasione per ribadirlo, dal pulpito, nelle conferenze, nelle interviste ma anche durante le partite a bocce, o in osteria, o sorseggiando una grappa o un bicchiere di vino. Così era fatto Turoldo! Turoldo a Casarsa per Pasolini Il momento più vibrante e commovente credo sia stato in occasione della sua partecipazione al funerale di Pasolini, nel novembre 1975. Aveva seguito in silenzio dalla Parrocchiale di S. Croce, accanto al sindaco Gioacchino Francescutto ed al parroco monsignor Domenico Comisso, il feretro dell'amico tragicamente scomparso. Padre Turoldo era lì a testimoniare il senso della compassione e dell'amore, come superamento delle differenze, come rispetto dell'uomo, e, giunto al cimitero, si rivolse ai parenti di Pasolini e alla numerosissima folla:(7) Cercherò di dire quello che posso e meglio che posso. Sono un ,sacerdote e sono venuto come sacerdote ad accompagnare all'ultima dimora l'amico e fratello Pier Paolo. Vi leggerò i pensieri che ho avuto subito dopo aver avuto notizia della sua morte. È alla mamma che mi rivolgevo e che mi rivolgo. È un documento che non ho potuto pubblicare, perciò ve lo leggo qui, nel posto,forse più adatto. Mamma, è a te che scrivo con tono sommesso e senza rancore. Potrei lasciare libero sfogo all'odio e alla maledizione, ma a che serve? Oggi non serve neppure lo sdegno e il furore. C'è troppa violenza su Roma. Non c'è un fîore più che sbocci in questa periferia romana, e non un alito di vento che ne spanda il profumo; non un fanciullo con la faccia pura; non un prete che preghi... E le messe in piazza S. Pietro servono a poco, né convincono molti a credere che sia questo davvero un anno santo, e che Roma è la città di Dio, secondo la parola del cardinale... C'è solo gente ingrumata e torva, gente che urla dalle baracche; oppure gioventù che pensa a strappare e a uccidere, caricando la ragazza morta nel bagagliaio, e l'altra viva appena, per poter raccontare come "finalmente ce l'hanno fatta" ad ammazzare. Mamma, ti parlo per lui, che ora ha la bocca piena di sabbia e polvere, e non ti può chiamare: ma ha tanto bisogno di te, mamma; come l'ha sempre avuto lungo tutta la sua martoriata vita: una vita di povero friulano, solo, senza patria e senza pace. Eri tu la vera sua patria, il luogo della sua pace, il solo asilo sicuro. Lui così timido, fino al punto di aver paura di ogni cosa, per cui era diventato tanto spavaldo. Tu che riassestavi per lui e per noi tutta quella nostra terra, e la gente umile di cui si sentiva amico e fratello, e il suo paese è la nostra storia di popolo "passato attraverso la lunga tribolazione ". Tu, che eri per lui la sua vera chiesa, il segno di una fede magari bestemmiata ma mai tradita nel profondo della sua passione. Tu, che sei stata la sua madre addolorata sotto la croce, immagine di una umanità che ancora, dalle nostre parti e nei paesi più poveri del inondo, continua a piangere su qualche figlio ucciso, su qualche innocente crocifisso. Mamma, vorrei dirti ora di tornare a casa, di lasciare questa maledetta capitale; di fuggirtene anche a piedi, vestita a nero come sei arrivata, col fazzoletto nero annodato al collo e che ti scende dietro sulle spalle; con la lunga sottana nera, come tutte le donne antiche del nostro Friuli antico, simili appunto a Madonne sul Calvario. Torna come una pellegrina a ritroso, verso paesi certo più miti e più cristiani. Ritorna, riaccompagnandolo in quella terra che non ha mai potuto dimenticare. Per quello era cosi gentile, appunto perché umile come umile è il suo Friuli. E tutti lo devono dire che era così buono, fino al tormento, fino a distruggersi con le sue mani. Ed era così bisognoso di amicizia, come appunto è il mio Friuli, così solo. E gridava ai quattro venti le sue contraddizioni e i suoi peccati, come un russo che ha bisogno di martoriarsi: noi abbiamo anche questi sconfinamenti nella nostra natura. E poi chiediamo scusa di esistere... Era come il minatore in esilio, il carpentiere e il manovale, insonne e ramingo. E tu ora immagina che sia successo appena una disgrazia sul lavoro, quasi fosse caduto da una impalcatura; e tu come madre di un emigrante, ora lo riaccompagni al piccolo cimitero del paese. Così avendo finito il tuo compito di angelo protettore di un figlio tanto fortunato e sfortunato insieme; un figlio divorato dalla stessa vita che tu gli hai dato: una vita rovinata dalla troppa umanità. Là c'è suo padre, ora in pace nella morte, e c'è l'altro figlio ucciso pure lui per la nostra liberazione, e ci sono gli altri morti; e ci sono gli amici ancora vivi, tutta una gente di cui ti puoi fidare; una gente che non viene a disturbarti, ma che ti è vicina; che patisce con te in silenzio, senza darti nemmeno l'aria di patire. Perché, anzi, ti canterà le villotte della gioia, quella che Pier Paolo aveva cantato e composto, giovanissimo, come sua prima e più viva poesia. Perché noi siamo un popolo che canta, anche quando ha da piangere. È questa la nostra natura migliore, come era quella di tuo figlio, vero grande poeta del popolo, voce dei poveri! Perché, per noi, tutto il resto è "segnato", è il destino. Noi crediamo veramente nel destino! I verbi dei nostri canti sono: "Squegni ", "mi toce ", "è dovere". Mamma, ricordi? Così ripeteremo la preghiera che un giorno, nel "Stroligut 2 di Cjasarsa" fin dal 1944, proprio questo tuo figlio, così maledetto e così buono, aveva scritto per noi, presi dentro la furia della guerra e della morte: "Crist, pietàt dal nustri paìs. No par fani pi siors di che ch'i sin. No par mandàni ploja. No par mandàni soreli. Patì cialt e freit e dutis li' tempiestis dal seil, al è il nustri distìn...". Cristo, pietà per il nostro paese. Non per farci più ricchi di quel che siamo. Non per mandarci la pioggia. Non per mandarci il sole. Patire il caldo e il freddo e tutte le tempeste del cielo, è il nostro destino. Lo sappiamo! Quante volte in questa nostra piccola chiesa di Santa Croce, noi ti abbiamo cantato le litanie, perché tu avessi pietà della nostra terra! Ma ora ci accorgiamo di averti pregato per nulla; ora ci accorgiamo che tu sei troppo più in alto e della nostra pioggia e del nostro sole e delle nostre brine. Oggi è la morte che ci gira intorno! Ma da dove viene questa morte? Da dove... ?. In fondo il tuo Pier Paolo, mamma, ha sempre vissuto con la morte dentro, se l'è portata in giro per il mondo lui stesso come suo fardello di emigrante, come suo carico fatale. Ed ora che l'ha raggiunta, è bene che ritorni anche lui a casa. Meglio che il silenzio scenda su quella notte. Quella tua morte del due novembre, Pier Paolo: pareva di sentire i morti morti un'altra volta, i miei morti morti ancora, tuo fratello ucciso ancora; pareva di masticare cenere di morti e .fango tra i denti; pareva che la morte spuntasse ad ogni angolo: Roma era tutta sporca... E tu che portavi sull'intero tuo corpo i segni di un orrendo e assurdo "ecce homo" contrapposto a Cristo... tu finito nella gehenna come il più repellente rifiuto della santa capitale. Ma tu non avevi colpa, tu gridavi la colpa nel tuo corpo di linciato, come figlio della stessa colpa; tu, prima, incarnazione impazzita della grandezza e miseria e ora simbolo della morte ormai dissacrata per sempre. Papa Giovanni e tu, ecco i due estremi di morire... Da ricordare l'orgia di inchiostri di tutti i colori in quei giorni; e il livore e la bava della gente "più pura". No, meglio non dire più nulla. Dato che non siamo più capaci di un minimo gesto di pietà. E questo mi fa veramente paura: di quanto sia capace di odio e di furore distruttivo (di furor mortis) un uomo di religione; di quanto sadismo egli sia fonte come nessun altro. Ma forse la ragione è proprio questa: che è un uomo di religione, non un uomo di fede, non uomo di vangelo. Come la mettiamo in questo caso? Perché pare che la moltitudine dei "praticanti" sia scatenata.(8) L'Archivio Pasolini: onorare la memoria di Pasolini a Casarsa. Il rapporto, tra Turoldo e Casarsa raggiunge pertanto la simbiosi, in occasione del funerale di Pier Paolo Pasolini, ma non può essere tralasciata quasi in oblio un'altra verità e iniziativa di padre Turoldo: e cioè che proprio lui fu uno dei suggeritori e promotori per la nascita di un archivio pasoliniano.(9) Alla morte di Pier Paolo Pasolini, sia l'ente pubblico che gli amici di Pasolini si attivarono per onorare, nel migliore dei modi, la memoria del grande scrittore scomparso e per conservare la copiosa produzione artistica cercando il mezzo più idoneo. Già, dal momento della veglia nella chiesetta di S. Croce, era stata iniziata la raccolta delle firme (10) per far luce completa sulle circostanze che ne avevano determinato la morte; quale legittima richiesta della verità; nel contempo, si trattava per una iniziativa di spessore culturale, quale doveroso omaggio della comunità casarsese a Pasolini. Turoldo, il giorno stesso del suo discorso al funerale di Pasolini, incontrò presso la sede municipale il sindaco di Casarsa, e già allora maturarono l'idea di qualche iniziativa culturale alla memoria di Pier Paolo Pasolini. Il 10 novembre 1975 si riuniva il Consiglio Comunale per ricordare la figura del poeta concittadino. In quell'occasione significativo fu l'intervento del consigliere Leonardo Bonanni per le assonanze e i molti punti in comune con la dialettica ed il pensiero di Turoldo e per la profonda stima per Pasolini e le sue opere." Turoldo, accettando l'invito della Amministrazione Comunale, presieduta da Gioacchino Francescutto, partecipò alla riunione del 17 gennaio 1976. Gli altri invitati erano Andrea Zanzotto, il pittore Giuseppe Zigaina, 1' arch. Gino Valle, Graziella Chiarcossi (nipote di Pasolini), Luciano Erba, l'editore Giulio Einaudi, Mario Gozzini ed Angelo Romanò. Con alcuni di essi (12) si formò un "Comitato Pier Paolo Pasolini" «per studiare e promuovere le iniziative volte a ricordare la figura del poeta, scrittore e regista... e perché l'opera ed il messaggio culturale di Pasolini non vadano perduti».(13) Fu proprio David Maria Turoldo, in quell'occasione, che «con incisiva esortazione» appoggiò l'amministrazione comunale e convinse i partecipanti alla riunione, «a designare un comitato promozionale e delineò un programma che nelle sue brevi linee generali avrebbe dovuto perseguire: - La raccolta, catalogazione e conservazione del patrimonio letterario e cinematografico di Pasolini. - L'istituzione di un Circolo Culturale mediante il rilancio della vecchia "Academiuta di lenga, furlana"».(14) Questo programma doveva trovare realizzazione a Casarsa, nella terra cioè alla quale Pasolini era legato da genuine e mai sopite ricordanze e ove è ritornato dopo la morte.(15) Giuseppe Zigaina propose di allargare il comitato a Nico Naldini, cugino di Pasolini, e la sig.ra Zanzotto a sua volta propose anche Elio Bartolini e Amedeo Giacomini. Turoldo, assieme al sindaco (che presiedeva la riunione), intravide subito le difficoltà da superare e i lunghi tempi da attendere per istituire la fondazione e, per ovviare all'imbarazzo per la situazione di stallo venutasi a creare, ritenne più realistico pensare alle cose che si potevano fare subito e disse «Diamo corpo ad una Biblioteca-Archivio ove raccogliere scritti editi ed inediti di Pasolini». Il comitato concluse approvando le linee generali tracciate da Turoldo e dal sindaco con l'impegno di portare avanti quanto proposto.(16) L'eredità fu raccolta e realizzata solo nel 1990 con l'avvio di un "Archivio Pasolini", annesso alla Biblioteca civica. Padre Turoldo, dopo aver aderito al comitato e proposto un Premio concorso su Pasolini (che verrà realizzato poi nel 1985), in punta di piedi ed in perfetta solitudine, tornò a Sotto il Monte, alla sua parrocchia. Lascerà l'opportunità di gestire, di organizzare e di approvare le iniziative agli amici e parenti di Pier Paolo Pasolini, come Naldini, la Chiarcossi e la Betti, persone da lui stesso segnalate a far parte del comitato." Si interesserà tuttavia del messaggio di Pasolini e di difenderne la memoria e la dignità in ogni occasione nella quale gli verrà chiesto un accostamento con la poesia, con l'amore per il Friuli e per le sue genti: «Naturalmente per quello che sono e per le lotte che ho ingaggiato sia in ordine alla Chiesa che alla società, non posso non ricordare Don Chisciotte, un libro che può dirla lunga sul mio conto. ...E non a caso, fra i contemporanei, ho coltivato una speciale amicizia per Pier Paolo Pasolini che ritengo uno dei più incidenti testimoni di questa nostra "perduta civiltà "».(18) A Venezia nel 1976, in occasione della prima nazionale dello spettacolo "I Turcs tal Friúl" per la regia di Rodolfo Castiglione, leggerà "Prejera" di P.P. Pasolini. La comunità casarsese ricorda Turoldo Turoldo è sempre vivo nella nostra comunità e non sono mancate le iniziative promosse dalle associazioni culturali locali, nel decennale della sua scomparsa. L'associazione di Informazione e Cultura "Punto Giovani" gli ha dedicato, unitamente all'opuscolo "Natale nell'anima", il Calendario 2002, raffigurante le umili case di pietra e sassi; nel febbraio 2002 ha organizzato un ciclo di conferenze "Per conoscere David Maria Turoldo", con relatori qualificati, in collaborazione con l'associazione culturale "D.M. Turoldo" di Coderno, e la proiezione del film "Gli Ultimi". Il film verrà riproposto nel ciclo "Cinema Estate" dall'Amministrazione Comunale e dalla Pro Casarsa. Il CIDIC e L'AIFA nell'ambito del ciclo "Pomeriggi domenicali d'autunno" hanno proposto agli inizi del dicembre scorso un incontro con l'autore del libro "D.M. Turoldo: Cronaca di un passaggio" di Paolo Garofalo, Arti Grafiche Friulane, 2002; la proiezione di un video-documentario dello stesso autore, con montaggio di Alessandro Tonellotto, e l'incontro con amici del sacerdote-poeta, presenti il Sindaco di Sedegliano, Corrado Olivo, i nipoti di Turoldo, il presidente dell'Associaione "D.M. Turoldo" di Coderno - mons. Nicola Borgo - e il sindaco di Casarsa della Delizia Claudio Colussi. Note: (1) Sta in D. M. Turoldo, Perché verità sia libera, a cura di M. N. Paynter, Rizzoli, Milano, 1992. (2) D.M.Turoldo, La speranza non muore, a cura di Saverio Gaeta, Ed. S. Paolo, 1988, Cinisello Balsamo, p. 10. (3) Sta in Servitium, 139 serie III, gennaio-febbraio 2002, Rapsodia dell'amicizia, III, 31 (1984) 61-68, Sotto il Monte, pag. 107. (4) Morì tragicamente in un momento di sconforto dovuto ad una sua condizione di salute che lo rendeva ogni giorno di più insicuro e disperato. (5) Padre David si ammalò di cancro che chiamava "il drago" e morì il 6 febbraio 1992. (6) Cfr. lettera del 6 agosto 1991: «Grazie, caro Colussi, a te e a gli altri amici, delle lettera dell'11 luglio scorso, e grazie soprattutto per il lavoro che state facendo per "recuperare" Gli Ultimi: e vi prego di continuare a tenerrni infornato. Per quanto riguarda gli aspetti tecnici - il doppiaggio, la colonna sonora - lascio ogni decisione a voi che siete degli esperti. Da parte mia, se tutto va in porto, vi chiederei solamente di fare avere anche a me una copia "sana" del mio film. Sono solo dispiaciuto di non poter partecipare al vostro lavoro come vorrei, ma sto lottando con questo male che non mi dà tregua. E in questo momento mi è grande aiuto la vostra amicizia. Con affetto, sperando di vederci presto: David Maria Turoldo». Testo da: scheda CRUP Gli Ultimi, versione restaurata. (7) Tratto da: David Maria Turoldo: cronaca di un passaggio, a cura di P. Garofalo, Arti Grafiche Friulane, Tavagnacco, 2002, pagg. 49-54. La lettera sta anche in: D. M. Turoldo, Mia terrei addio..., La Locusta, Vicenza, 1980, p.109-112. (8) «Gli insulti e le diffide e le lettere anonime che mi sono piovute addosso per essere andato al suo,funerale. Come è difficile credere oggi a causa di questi "lefeburiani". Forse è il segno dei tempi più grave e più carico d'incognite: non riuscire più a sentire pietà per nessuno. Ormai non ci si tollera più: o gli uni o gli altri; o loro o noi. E siano fatti fuori tutti gli avversari!... Cosa vorrà dire un tempo così nero? Qualcosa si è rotto perfino nella ragione». Sta in: Che segno è, in La.fîne dell'uomo, op. cit., pp. 104-105. (9) Tratto da: David Maria Turoldo: cronaca di un passaggio, a cura di P. Garofalo, Arti Grafiche Friulane, Tavagnacco, 2002, pagg. 55-56. (10) La petizione porta la seguente data: Casarsa della Delizia, 6 novembre 1975. (11) Noto e stimato insegnante casarsese e corrispondente di cronaca locale, sempre attento ai problemi socio-culturali della propria comunità. Dirà in Consiglio Comunale: «Il problema dei poveri, dei diseredati, degli emarginati, degli oppressi, degli umiliati è presente in tutte le nazioni e tocca la sensibilità di tutti i popoli. Le opere di Pier Paolo Pasolini hanno sempre mirato a scuotere l'apatia dell'opinione pubblica per il riscatto di questa categoria». (12) Alcuni tra gli invitati, impossibilitati, non poterono partecipare alla riunione. (13) Da: Verbale riunione dell'Amministrazione Comunale di Casarsa del 17 gennaio 1976. (14) Da: Estratto del verbale op. cit. (15) L'Archivio Pasolini, in seguito denominato Centro Archivio P.P. Pasolini trovò un suo primo avvio nel 1990, a seguito di atto Giuntale n. 457/90. Responsabile della gestione fu nominato P. Garofalo. La sede iniziale fu in via XI febbraio presso l'edificio dell'ex Canonica. (16) Nel 1985 fu organizzato il 1° Premio Pasolini con la collaborazione dell'Associazione Fondo Pasolini di Roma, diretta da Laura Betti. La premiazione avvenne nell'agosto 1985 a Casarsa della Delizia presso palazzo Burovich. (17) Nel 1995 fu istituito il Premio tesi laurea sull'opera friulana di P.P. Pasolini. Si dava opportunità di conoscere e approfondire l'indissolubilità del legame tra il poeta e la terra friulana Si realizzava così un desiderio di Turoldo: il premio fu pertanto un omaggio a Pasolini e, anche se indirettamente, al suo coraggioso difensore ed estimatore padre D.M. Turoldo. (18) Cfr. sta in: Manoscritto VII, Quali letture, pp. 28-32. Tratto da : Quaderni Casarsesi - n.8 aprile 2003 Ci.D.I.C. |