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I sogni svaniti della giovane Fatima

scritto da scrittoreGazzettino - 14/02/2009
Dal Marocco in Italia, lavorava come operaia e viveva vicino ai fratelli

I sogni svaniti della giovane Fatima

Morta per un malore dopo essere stata al pronto soccorso. Aveva solo 27 anni

Giovedì sera non si sentiva bene. Aveva detto ai parenti di avere dolori forti alla testa e un senso di spossatezza. Era andata al Pronto soccorso dell'ospedale di San Vito al Tagliamento.
Il controllo c’è stato, ma Fatima Ennefjfj, 27 anni, di origine marocchine, per i medici non soffriva di alcuna patologia particolare. Nulla di anomalo. Dopo la visita era stata subito dimessa. È tornata nell'appartamento di via Pasolini 21 dove viveva da sola. È andata a letto e nel sonno è morta.
Ieri mattina il fratello, che abita a poca distanza da dove viveva Fatima, non riuscendo a rintracciarla al telefono, si è insospettito ed è andato a casa sua. Una volta aperta la porta d'ingresso dell'appartamento l’ha scoperta senza vita.
Erano circa le 11.40 quando un'ambulanza partita dall’ospedale sanvitese è arrivata a Casarsa per rispondere alla chiamata di soccorso del fratello. Ma subito si è capito che i tentativi di rianimare la giovane operaia erano inutili. Il personale del 118 ha solo constatato il decesso. Il medico legale ha confermato che si tratta di morte naturale (probabilmente un arresto cardiocircolatorio). Ma per fare chiarezza, sul corpo della vittima sarà disposta oggi l’autopsia, come chiesto dal sostituto procuratore di Pordenone, Piera De Stefani.
Servirà anche a verificare se esistono delle responsabilità da parte dei medici che giovedì sera avevano visitata la giovane al Pronto soccorso. Sul posto, nella casa di via Pasolini, sono arrivati anche i carabinieri della stazione locale che stano seguendo le indagini del caso.
La ragazza abitava da quasi due anni a Casarsa. Era qui con regolare permesso di soggiorno, sostenuta da una parte della sua famiglia che era immigrata dal Marocco. Con il suo carico di sogni e le sue fatiche quotidiane viveva nell’appartamento che si trova al secondo piano di una palazzina di via Pasolini, a pochi passi dalla stazione ferroviaria. Una vita, la sua, da "invisibile" come quella di tante donne venute dall’estero, ma sconosciute alla comunità locale. Di lei si sa solo che lavorava da qualche tempo alla Lavanderia industriale a Ponte Rosso di San Vito al Tagliamento. Chi la conosce la descrivere come una lavoratrice attenta e sempre puntuale. Sorridente e precisa negli incarichi che le venivano affidati, spesso si prestava ad aiutare anche le colleghe.
Ieri mattina a piangere la scomparsa prematura della ragazza c'era il fratello, il primo a rinvenire il suo corpo senza vita e alcuni parenti residenti. Tra le lacrime, quando la salma è stata chiusa nella bara per essere trasportata all'obitorio di San Vito, c'era anche Thuami, cognato della sorella di Fatima. Lui è l’unico che accenna a dire qualche parola, fra le lacrime: «Era una ragazza brava, disponibile e cordiale con tutti. Aveva tanti sogni, progetti da realizzare e adesso non c'è più. Me la ricorderò sempre».
Ma l’ospedale di San Vito come reagisce? Il direttore sanitario del presidio di San Vito-Spilimbergo, Roberto Celotto spiega: «Quello che ci risulta è che una ragazza nata nell’82 si è recata ieri sera (giovedì 12 febbraio, ndr.) al Pronto soccorso dell’ospedale di San Vito al Tagliamento. Dopo che il personale medico l’ha vista, è stata dimessa. Non ho sentito ancora personalmente il medico che l’ha visitata, ma ritengo che poiché è stata dimessa, la ragazza non presentasse una sintomatologia acuta». Per ora, Celotto non ha ritenuto di disporre un’indagine interna all’ospedale. Nel frattempo, è stato confermato dallo stesso direttore sanitario, che la Procura ha stabilito l’autopsia sul corpo della giovane vittima. «Solo una volta che si sapranno i risultati dell’esame, si potrà dire cosa abbia determinato la morte della giovane».
Alberto Comisso

Emanuele Minca

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